venerdì 21 ottobre 2016

Una App vale più di una meditazione?



Usare il telefono per gestire lo stress e riuscire a dormire pare un controsenso, ma ci sono centinaia di app che ci aiutano a trovare la pace interiore.

di katia 


 Prendere il telefono per gestire lo stress e riuscire a dormire parrebbe un controsenso, ma ci sono centinaia di app che ci aiutano a trovare la pace interiore. Ma se anche la NHS (National Health Service – Servizio Sanitario nazionale) è d’accordo, allora qualcosa di vero ci deve essere.

 Per quelli di noi che sono dipendenti da smartphone, l’uso di app per guarire problemi di salute mentale potrebbe fare lo stesso effetto che dire a qualcuno che ha bisogno di rimettersi in forma di seguire un regime salutistico fatto di marmellata e sigarette. Ma di fatto è così. Mentre la dipendenza da gadget tecnologici e social media sono accusati di far crescere la depressione in età adolescenziale, e abbondino le lamentele sul fatto che la continua e compulsiva mania di controllare le app e i messaggi, ci rende esausti e distratti, gli esimi conoscitori della tecnologia da passeggio, i progettisti di app e persino il servizio sanitario nazionale vogliono veramente farci usare i nostri smartphone per confortare i nostri animi.

 L’idea di curare la salute mentale col digitale non è del tutto nuova. Da sette anni a questa parte si sta impiegando una terapia comportamentale cognitiva online su PC (CBT) per curare la depressione a livello clinico, proponendo questi servizi come nuovi mediante app sullo smartphone, renderà una simile cura ancora più accessibile. Nel contempo ci sono più di 500 app che trattano di consapevolezza, che offrono brani musicali per la meditazione, tecniche di rilassamento e perle di saggezza, senza dimenticare le numerose app di fitness e per migliorare la propria vita, che fanno delle incursioni nella misurazione dell’umore. Tutti sono in corsa, da Breathe, nell’Apple Watch, al tizio che ha inventato il gioco online per adottare un mostro, Moshi Monsters, Michael Acton Smith. E’ piacevole sfogliare le opzioni sensoriali nella prima pagina della sua app di consapevolezza, Calm’s, pioggia che cade sulle foglie degli alberi, un lago di montagna, ma davvero affidarci così tanto a dei telefoni può aiutarci a trovare la pace?

 E’ stato dimostrato che le app per il benessere e la salute mentale possono funzionare. Questa estate è stato annunciato che Sleepio, un programma CBT digitale per affrontare l’insonnia, ha superato positivamente un test “mondo reale” del Servizio Sanitario Nazionale, dopo essere stato proposto, attraverso il Servizio di Manchester, Self Help, seguito da un trial di controllo randomizzato con gruppo placebo. La app valuta le preoccupazioni degli utenti, i loro ritmi sonno/veglia, il loro stile di vita e le loro camere da letto, prima di insegnare loro le tecniche del CBT. Migliorando il sonno i 98 partecipanti hanno registrato un tasso di miglioramento pari al 98% da sintomi ansiosi e depressivi, in confronto ad una media di NHS pari al 45%.

 L’App è stata creata in tandem da Peter Hames, un Innovatore di NHS, e Colin Espie, professore della medicina del sonno alla Oxford University. E’ stata già somministrata in via privata a più di 750.000 membri dello staff di aziende statunitensi quali Comcast, LinkedIn, Boston Medical Center e l’Henry Ford Health System. E la casa madre di Sleepio, Big Health, si è recentemente assicurata $12 milioni di fondi per estendere la fornitura di cure per la salute mentale, senza farmaci.

 Nel contempo l’industria della tecnologia “da passeggio” sta ampliando la sua offerta nel regno delle tecniche di rilassamento. L’idea è che i dispositivi possono tracciare la biometrica individuale e poi i dati possono essere usati per influenzare positivamente le variazioni nel nostro comportamento. Marche di prodotti per il fitness, come Misfit Ray e Jawbone Up3 offrono dispositivi di tracciatura del sonno piuttosto elementari, e la possibilità di riconoscere la cause per un battito cardiaco elevato a riposo. Feel (un altro braccialetto che sta per essere messo in commercio) sembra saper rilevare l’umore attraverso l’attività elettrodermica, le pulsazioni e la temperatura della pelle. E i dispositivi clip-on (a spilla) come Bellabeat Leaf, Prana e Spire, tracciano il respiro.

 Quando Neema Moraveji, scienziato capo e cofondatore alla Spire, e direttore del Calm Lab alla Stanford University, ha indagato sulle modificazioni psicologiche che si manifestano a livello corporeo a seconda dell’umore, ha detto che “la respirazione è un segnale unico ed interessante dato che la possiamo controllare direttamente. ” Questa asserzione è stata seguita da studi in laboratorio che, dice, “hanno mostrato che dando alle persone dei suggerimenti sul loro modo di respirare, possono modificare facilmente la respirazione senza neppure pensarci sopra.”

 Ho iniziato a testare Spire mentre stavo facendo un corso di meditazione. Era incoraggiante vedere tutte le mie sequenze di calma (come le chiama Spire) sullo schermo. E realizzare che una sequenza di stress di tre minuti coincideva con il momento in cui il mio computer non mi faceva copiare un testo da una email ad un’altra mi ha dato un distacco calmo rispetto alle questioni tecniche che sono di per se inevitabili.

 Mi è piaciuto il fatto di poter vedere il mio respiro sullo schermo come una linea ondulata. Una delle motivazioni guidate della app prevede di seguire un punto che rallenta il ritmo lungo la suddetta linea.

 Ma il mio rilassante idillio non è durato a lungo. Prima ho saputo che mio padre aveva avuto un ictus in forma lieve ma debilitante, e poi, del tutto accidentalmente, ho fatto retromarcia andando a sbattere contro una macchina parcheggiata mentre ero distratto da uno dei figli che urlava. Quando ho controllato Spire per compiacermi dei dati della mia tremenda respirazione, l’app aveva rilevato uno stress pari a zero.

 Ho chiesto a Moraveji se questo poteva essere accaduto a causa del fatto che inconsapevolmente respiro profondamente per superare i momenti di confusione. “La gente impara naturalmente a rallentare il respiro nei momenti di stress”, ha detto “può essere che eri così teso da trattenere il respiro. Questo è un elemento da aggiornare nella app.” La mia relazione con Spire non è finita ma non ha più la precedenza su Instagram.

 Claire Burger, specialista di produttività introdotta nelle società (Virgin e Siemens tra le altre) per liberare lo staff dalle culture legate allo scambio di e-mail, che tendono a prosciugare le energie. Ha pensato molto a questa questione dei telefoni come strumenti per il benessere mentale. “Non penso che sia un ambiente favorevole, dice, i telefoni creano dei circuiti chiusi neurali che la consapevolezza dovrebbe contrastare, ma questo significa, in primo luogo, allontanarsi dall’oggetto che crea il circuito neurale.”

 Anche il creatore di Buddhify, uno dei bestseller tra le app di consapevolezza mentale, sta iniziando ad avere dubbi in merito alla sua creatura. In un recente post, divulgato a livello massiccio, Rohan Gunatillake ha descritto il mondo delle app come un “territorio feudale belligerante”, dove si combatte per il dominio del mercato, mentre “la comunità è sempre stata storicamente parte della tradizione della consapevolezza mentale, a prescindere che si tratti di persone che si esercitano insieme o di insegnanti che si supportano a vicenda con codici etici condivisi, lo scambio tra pari è parte centrale della cultura.”

 Teme anche che il modo in cui la cultura di consapevolezza mentale digitale viene monetizzata, tendendo a limitare i contenuti gratuiti, offrendo abbonamenti se volete tutti i fischi e tutte le campane, rischia di escludere le persone in termini puramente finanziari. “La demografia parla inglese, appartiene al ceto medio ed è finanziariamente stabile.” ha scritto.

 Inoltre, le app di consapevolezza mentale condividono meditazioni guidate, piuttosto che fornire gli insegnamenti e le conoscenze che si hanno da docenti esperti. Guntillake vuole costruire un ponte tra le due rive della consapevolezza mentale, quella tradizionale e quella digitale, coinvolgendo sempre più gli insegnanti di questa disciplina nella progettazione della app.

 Dato che le app possono raggiungere molte più persone rispetto ad un insegnamento individuale, dice, “niente potrà più influenzare la percezione e la messa in pratica della consapevolezza mentale nei prossimi 20 anni.”

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