Visualizzazione post con etichetta Management. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Management. Mostra tutti i post

giovedì 2 novembre 2017

La meditazione fa bene alla mente che lavora. Ecco come.



Questo blog è stato pubblicato su HuffpostUsa 
ed è stato tradotto da Milena Sanfilippo per HuffpostIta

I luoghi di lavoro sono più stressanti che mai. Con la tecnologia moderna, raramente gli impiegati hanno un momento della giornata per essere completamente lontani dalle responsabilità professionali. Un mercato del lavoro competitivo incoraggia gli impiegati a lavorare di più e più a lungo, affrontare un carico di lavoro più imponente rispetto al passato. Queste maggiori pressioni causano stress e ansia che colpiscono il modo in cui le persone prendono decisioni e portano a termine i propri compiti, in ufficio e fuori.

Molte aziende, grandi e piccole, hanno lavorato sodo per adottare programmi in-office che possano aiutare i dipendenti a gestire stress, ansia e pressioni lavorative. Oltre a coltivare un ambiente lavorativo positivo, molti dipendenti hanno riportato enormi miglioramenti grazie ai programmi di meditazione. Alcuni uffici offrono spazi per la meditazione, altri, invece, mettono a disposizione sessioni guidate che contribuiscono a introdurre pratiche consapevoli nella vita dell'impiegato, durante la giornata di lavoro. La più diffusa è la Meditazione Consapevole, una pratica che indirizza l'attenzione della mente al corpo e al respiro così da permettere una miglior concentrazione e promuovere una chiara consapevolezza dei pensieri e delle sensazioni. Ma gli effetti vanno oltre il momento della pratica, traducendosi anche in tutte le decisioni operate durante il giorno: da cosa mangiare, a come eseguire i propri compiti e passare il tempo libero.

In che modo la meditazione consapevole agisce sul cervello e sulla performance di chi lavora? Quando, durante la giornata, ci ritagliamo del tempo per smettere di lavorare e focalizzarci sul presente, avremo contribuito a rafforzare il controllo sulla produttività e delle attività mentali. Controllando i sensi e il respiro, è più facile sbarazzarsi di pensieri e sensazioni riguardanti passato e futuro, e allenare il cervello a concentrarsi sul momento presente. Impegnando il cervello in un allenamento che prevede una singola attività, impariamo a restare concentrati su quell'unico compito anziché cercare di portare a termine 10 incarichi in una volta sola ed essere multitasking. Allenare la mente a concentrarsi è indubbiamente vantaggioso per la produttività, laddove gli studi hanno dimostrato che l'attuale curva media dell'attenzione è di 8 secondi, a causa della società in cui viviamo, frenetica e ossessionata dalla tecnologia. A beneficiarne non è soltanto la performance del lavoratore ma, come dimostrato da studi, una regolare pratica di meditazione riduce stress e ansia presenti nel cervello.

Oltre alla riduzione dello stress e all'aumento della produttività, un programma di meditazione aziendale porta tanti altri benefici. Una regolare pratica meditativa aiuta ad aprire nuove strade creative nel cervello. Con una maggiore concentrazione, le capacità di problem-solving si fanno più originali e le idee s'introducono nella mente in modo più libero. Molti credono che Steve Jobs fosse così bravo a concepire idee fresche e innovative per Apple grazie ad una pratica meditativa regolare. Praticando regolarmente la meditazione, ed essendo uno dei primi dirigenti d'azienda ad aver adottato programmi di meditazione consapevole in ufficio, non vi è dubbio che il successo della Apple sia dovuto ad una concentrazione e un controllo metodici.

È stato dimostrato che i benefici della meditazione aiutano anche a risolvere i conflitti sul luogo di lavoro. Grazie alle pratiche di consapevolezza, i dipendenti acquisiscono una migliore capacità di gestione del conflitto e abilità interpersonali che facilitano la risoluzione dei problemi, sia per gli impiegati che per i dirigenti. Come funziona? Dopo aver effettuato un neuroimaging cerebrale su soggetti che meditano e su chi, invece, non pratica la meditazione, si è scoperto che la meditazione consapevole aiuta a innescare una risposta di rilassamento, che si oppone alla reazione "combatti o fuggi". La risposta di rilassamento può essere adottata in momenti di conflitto o stress per risolvere razionalmente invece di reagire in maniera emotiva con la reazione combatti o fuggi. I dipendenti che praticano meditazione sono consapevoli delle loro reazioni immediate e riescono ad allontanarsi più facilmente da una situazione per fare la scelta più giusta al fine di risolvere un problema. Perfezionando l'intelligenza emotiva e rimarcando l'importanza dell'ascolto tra colleghi e simili, la meditazione consapevole può ridurre il numero di conflitti che emergono sul lavoro.

Infine, uno dei maggiori vantaggi dati da un programma di meditazione sul lavoro è l'accresciuta felicità complessiva dei dipendenti. Nel 2016, si è fatto un gran parlare della "felicità dei dipendenti", perciò è importante esplorare altri modi di promuovere la felicità che non siano collegati all'idea dei kegerator da ufficio (distributori di birra) o alla misteriosa politica dei giorni di ferie illimitati. Una regolare pratica meditativa incrementa la felicità generale, l'autoconsapevolezza e la pazienza. Grandi aziende come AOL e McKinsey & Co, hanno registrato un andamento delle vendite più roseo, a dimostrazione che i benefici per la mente e lo spirito sono vantaggiosi anche per i risultati dell'azienda. A trarre beneficio dai programmi di meditazione non è soltanto il reparto vendite: i dipendenti che lavorano a contatto con i clienti sono più inclini a prendersi una pausa quando affrontano una situazione complicata o scoraggiante. Ed ecco che entra in azione la risposta di rilassamento!

Dato il successo comprovato sul luogo di lavoro, supportato da studi che dimostrano come la meditazione cambi il modo in cui il cervello elabora le informazioni per gestire al meglio stress e ansia, non stupisce che sempre più aziende si stiano conformando a questa tendenza. Che si tratti di uno spazio riservato alla pratica o di sessioni guidate di meditazione, le aziende che offrono questi programmi riportano miglioramenti nella produttività, nelle presenze e nella felicità dei dipendenti. Non sorprende che quei luoghi di lavoro attenti a ridurre lo stress e a migliorare la vita degli impiegati stiano introducendo la meditazione consapevole nelle loro proposte orientate al benessere. In fin dei conti, un dipendente calmo e sereno è il tuo miglior dipendente!

giovedì 24 novembre 2016

I manager a lezione in convento


di NICOLA PINNA

 I manager si presentano chiassosi all’ora dei vespri, qualcuno è appena uscito dall’ufficio. Arrivano uno dopo l’altro, disorientati e trafelati, tutti con la valigia in mano e la suoneria del telefonino a tutto volume. Ma al tramonto i monaci pregano e nel monastero bisogna entrare senza disturbare, rispettando rigorosamente la consegna del silenzio. «Questo è il momento più importante delle nostre lezioni - dice padre Gianni -. Il silenzio significa ascolto. Sia chiaro: prima di comandare è indispensabile saper ascoltare. Bravi dirigenti si diventa solo così e noi è tutto ciò che cerchiamo di spiegare». Nei programmi dei soliti master, le sessioni di meditazione non sono previste, ma questo è un corso di alto livello per diventare «manager di Dio». 

 La business school della meditazione si svolge all’interno di un’abbazia e le lezioni le impartiscono i benedettini. La cura delle anime, dunque, si può applicare alla gestione di un’azienda? Ci credono diverse aziende italiane, che hanno iscritto i propri dirigenti alla «scuola di leadership» organizzata nell’antico complesso di San Pietro di Sorres, in un angolo verde (e in questi giorni ventoso) della provincia di Sassari. Nel silenzio delle campagne di Borutta, i dirigenti che non si accontentano dei tradizionali corsi di formazione provano per tutto il fine settimana ad apprendere i principi della regola benedettina. 

 Il caos dell’ufficio qui potrà essere dimenticato. Per più di 48 ore niente cellulare e niente computer: al bando mail, notifiche e conference call. «L’insegnamento di San Benedetto può essere prezioso per chi vuole amministrare e far crescere una società - spiega padre Gianni -. Una delle regole fondamentali è quella sulla valorizzazione delle competenze e delle attitudini del prossimo. Dei dipendenti, nel caso di un amministratore aziendale». I monaci benedettini si sono ritirati in questa antica abbazia nel 1955. Ma non vivono ai margini del mondo moderno. «Semmai, sono custodi di una lezione che ha dimostrato la sua efficacia nei secoli: la regola benedettina è una lezione sperimentata, validata dalla storia», sostiene Rocco Meloni, titolare di una società di formazione con sede in Ogliastra che da 30 anni organizza corsi per le aziende di mezza Italia. «I manager moderni dimenticano i principi dell’economia di comunione - aggiunge padre Gianni -. Cosa dovrebbero fare? Per esempio dividere gli introiti con i lavoratori e collaborare lealmente con le altre aziende»

 Al master dei monaci non ci sono slide: né sessioni di training, né stage conclusivi. Il coffee break è l’unica concessione ai tempi e ai linguaggi moderni. Per il resto, il programma è scandito da momenti precisi: le presentazioni, i seminari, il lavoro manuale e la meditazione. Celebrazioni liturgiche e letture spirituali chiaramente non potevano mancano, ma questi non sono tre giorni di catechismo. «La regola benedettina è composta da 73 articoli e solo i primi riguardano la vita religiosa - precisa l’organizzatore del seminario -. Tutti gli altri sono dedicati all’organizzazione del lavoro»

 Le aziende che hanno mandato in ritiro i dirigenti hanno chiesto massima riservatezza. E i monaci ovviamente la rispettano. Ma prima della cena qualcuno sfugge alla consegna del silenzio. Antonello Bosa, per esempio, è dipendente di una catena di negozi di elettronica con 160 punti vendita in tutta Italia: «Per noi è un esperimento, vogliamo vedere se possiamo migliorare qui le competenze dei nostri dirigenti». In classe c’è anche qualche funzionario pubblico, il dirigente di un liceo classico e il rappresentante di una grande compagnia telefonica: «Non ci convincono le lezioni dei tanti guru che scrivono libri e pensano di cambiare la storia e l’economia»

venerdì 18 novembre 2016

Quando il benessere entra in azienda: 5 casi virtuosi italiani


Un lavoratore equilibrato, soddisfatto e sano è un lavoratore che produce di più. E questo, gli imprenditori lo sanno



 Se sempre più aziende manifestano interesse nei confronti della salute dei loro dipendenti, un motivo ci sarà. A fare scuola sono state le grandi multinazionali americane come Google dove, da molto tempo ormai, il welfare aziendale (inteso come insieme di benefit e servizi tesi a migliorare e agevolare la vita dei dipendenti) funziona a pieno regime. E’ una tendenza che sta prendendo piede anche da noi, su iniziativa di alcuni imprenditori “illuminati”che hanno scoperto l’importanza di avere, alle loro dipendenze, lavoratori in forma e in salute. Che garantiscono prestazioni professionali più elevate. Quando il benessere entra in azienda, i risultati non possono che essere soddisfacenti. Come dimostra questa breve rassegna di 5 casi virtuosi italiani.

 Parliamoci chiaro: spronare un lavoratore a mangiare sano o a prendersi cura della sua salute psico-fisica non è – solo – roba da filantropi o da salutisti. Ma da imprenditori avveduti, che comprendono la convenienza di scommettere su risorse che stanno e vivono bene. Il lavoratore che ha la possibilità di allenarsi nella palestra dell’azienda o di seguire un corretto regime alimentare, quando va a mensa con i colleghi, è un lavoratore destinato a stare meglio col proprio corpo e con la propria mente. E che, tornato a sedersi alla scrivania, è portato a produrre di più. A tutto beneficio della “salute” dell’azienda i cui profitti non possono che salire. Ma quali sono le aziende che, in Italia, hanno deciso di puntare sul benessere dei loro dipendenti?

Cinque aziende che curano il benessere dei lavoratori

 #1. La Sas di Milano è un’azienda specializzata nello sviluppo di tecnologie informatiche e di software il cui management ha (ben)pensato di promuovere un progetto che prevede la sponsorizzazione di “sane abitudini”. Che prevede l’utilizzo della palestra aziendale (con attrezzature studiate per correggere la postura dei dipendenti che restano troppo a lungo seduti al loro desk) e la possibilità di consultare un nutrizionista (dietro un contributo di 60 euro all’anno) in grado di istruire sulla dieta da seguire per recuperare il peso forma e sentirsi meglio.

 #2. E non poteva certo essere il gruppo Technogym (con sede a Cesena) – leader nel settore del fitness e del wellness – a dimostrare indifferenza nei confronti dei suoi dipendenti. Che hanno, infatti, la possibilità di frequentare un vero e proprio centro benessere (attrezzato di tutto punto) con tanto di consulenti e personal trainer a loro completa disposizione. Non solo: l’azienda è fermamente convinta che la salute (e la produttività) dei suoi lavoratori passi anche da quello che mangiano e propone menu aziendali realizzati con cibi freschi e sani, poveri di sale e di grassi saturi.

 #3. C’è poi la nuova sede dell’American Express di Roma (inaugurata poco più di un anno fa) che si è fatta notare da subito. Perché? Perché accoglie i suoi dipendenti in una struttura avveniristica studiata per favorire la loro socializzazione e collaborazione: le aree attrezzate di divani o di tavoli dove è possibile organizzare mini riunioni non mancano. Così come non manca la palestra aziendale dove i dipendenti possono “scaricarsi”, a conclusione di una giornata di lavoro, dedicando un po’ di tempo alla cura di loro stessi.

 #4. Il benessere è entrato anche nell’azienda farmaceutica Eli Lilly di Sesto Fiorentino, specializzata nella produzione di insulina (e non solo). Dopo un periodo di grande difficoltà (durante il quale ha rischiato di chiudere i battenti, per via della crisi), l’azienda ha recuperato alla grande imponendosi come vero e proprio modello di ricerca e di produzione in tutto il mondo. Non solo: la Ely Lilly ha anche ricevuto un importante riconoscimento come azienda “women friendly”, attenta a valorizzare tanto i talenti maschili quanto quelli femminili. Che possono, tra l’altro, usufruire di una palestra aziendale per allenare i muscoli del corpo e della mente.

 #5. E non potevamo non chiudere con il caso della Fernet Branca, la storica distilleria di Milano che ha portato lo yoga in azienda. A volerlo è stato il presidente ed amministratore delegato, Niccolò Branca, che pratica da anni la meditazione. “Ho ritenuto importante offrire a tutti i dipendenti della Fratelli Branca Distillerie l’opportunità di partecipare a un programma annuale di training basato su strumenti di Yoga Coaching – ha detto – Il fine ultimo è quello di supportarli nella gestione quotidiana delle sfide legate al proprio ruolo professionale e alla vita privata”. Ma come lo yoga può accrescere il benessere dei lavoratori? “In una società complessa come la nostra – ha spiegato Niccolò Branca – la sfida sta proprio nel riuscire ad applicare la consapevolezza, sviluppata grazie alla meditazione, per creare un profitto che abbia come suo fondamento e corollario la felicità e il miglioramento delle condizioni di vita di tutte le persone coinvolte nel processo produttivo”. In pratica: la meditazione, che accresce la consapevolezza, rende i lavoratori più felici, equilibrati, focalizzati su se stessi e dunque produttivi.

martedì 12 agosto 2014

Alla ricerca dei nostri 5 talenti interiori. Ecco come scoprirli



di Redazione ANSA 
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA 
http://www.ansa.it/sito/notizie/speciali/tempo_di_esami/2014/07/25/universita-ingegneria-ed-economia-facolta-con-piu-matricole-_0f0711e0-b0be-4c60-8e9f-f61a8c34cdb8.html 


Da uno studio americano, i consigli del Talent Coach Fiorella Pallas 

  La Gallup, società americana che studia le tendenze socio-economiche-demografiche di tutto il mondo, insieme allo psicologo Donald Clifton, ha studiato per 40 anni oltre 300.000 persone di successo di tutte le categorie sociali (studenti, casalinghe, impiegati, sportivi, liberi professionisti, top-manager, imprenditori, ecc.) per cercare di capire quali fossero le caratteristiche di pensiero, azione, comportamento che li portassero a raggiungere rapidamente i loro obiettivi. Il risultato di questo lungo studio ha portato a identificare 34 talenti e un test di 177 domande che fa emergere i 5 talenti dominanti di ogni individuo. 
  Scoprire i propri talenti è un passo importante che cambia anche la curva di apprendimento, verso una crescita esponenziale e inarrestabile. E’ stato infatti dimostrato che una persona può acquisire le competenze in qualsiasi settore, grazie ai suoi talenti, in soli 2 anni, competenze normalmente acquisibili in 10 anni. Nel mondo, oltre 1.000.000 di studenti hanno scelto questa strada per conoscersi al fine di orientare la propria vita non più a caso ma scegliendo un sentiero sicuramente più efficace. 
I TALENTI SECONDO LA CLASSIFICA GALLUP – Quali sono dunque i 5 talenti dominanti in ognuno di noi? Per scoprirlo, ecco la lista dei 34 talenti della Gallup, da leggere per identificare i propri 5. Per farlo è consigliabile chiedere anche il parere obiettivo di un amico o di qualcuno che si conosce bene. 
1 - L’IPERATTIVO (ACTIVATOR) - Ha sempre bisogno di fare qualcosa per creare progredire stimolare gli altri. Eccelle nel lanciarsi a capofitto nelle cose: quando iniziamo? 
2 - IL FLESSIBILE (ADAPTABILITY) - Dotato di scioltezza e spirito di adattamento, accoglie con facilità l’imprevisto, anche se le cose vanno diversamente dai programmi. 
3 - IL DETERMINATO (ACHIEVER) - Preciso, meticoloso, scompone i suoi progetti in tappe e obiettivi da raggiungere. Ha bisogno di evolvere in un universo prevedibile per realizzare i suoi obiettivi. 
4 - L’ANALITICO (ANALITICAL) - Analitico , logico e razionale, ama i fatti e vuole la prova di ciò che si afferma. Prende tempo e verifica tutto. Dicono di lui che è affidabile. 
5 - L’ORGANIZZATORE (ARRANGER) - è multifunzionale e gestisce diverse variabili in contemporanea per ottimizzare il risultato. Più una situazione è complessa più cerca le combinazioni di massima efficacia. 
6 - IL FOCALIZZATORE (FOCUS) - una volta presa la decisione, resta concentrato sull’obiettivo e investe tutta la sua energia finche non lo raggiunge. Può essere paragonato a un missile. 
7 - IL LEADER (COMMAND) - Sa e ama comandare, dare direttive e prendere in mano le situazioni. Il confronto, per lui, non è un problema. 
8 - IL POSITIVO (POSITIVITY) - Vede sempre il bicchiere mezzo pieno e il lato buono di ogni situazione. Eccelle nel mettere in luce ciò che è positivo. 
9 - IL RESPONSABILE (RESPONSABILITY) - il suo senso di responsabilità e dei valori, fa si che se dà la sua parola e si impegna per portare a termine il compito, costi quel che costi. Onestà rettitudine e lealtà sono i fondamenti della sua reputazione. 
10 - IL COMUNICATORE (COMMUNICATION) - Come un abile narratore, fa passare il messaggio rendendolo accattivante. Elabora la forma e non si accontenta di enunciare i fatti. 
11 - IL PERSUASIVO (WOO) - Sa convincere gli altri, persuadendoli del suo punto di vista. E’ bravo a sedurre e a vendere e soprattutto vuole piacere a tutti i costi. 
12 - IL MEDIATORE (HARMONY) - Sviluppa rapporti di collaborazione, creando armonia intorno a sé. Vuole a tutti i costi evitare le situazioni conflittuali. 

13 - L’EMPATICO (EMPATHY) - Sa mettersi al posto dell’altro e sentire ciò che prova, mantenendo la distanza necessaria per non essere travolto della emozioni altrui.
14 - IL COMPETITIVO (COMPETITION) - Confronta il livello delle sue prestazioni con quelle degli altri e ha bisogno di questo per trarre energia e motivazione poiché il suo obiettivo è essere il migliore riesce a fare sempre di più e meglio. 
15 - IL POTENZIATORE (DEVELOPER) - Riconosce il potenziale intorno a sé, sa vedere ciò che è unico e speciale nell’altro per sostenerlo ed aiutarlo a crescere. Sa vedere il potenziale e cerca modi per mettere le persone in ottica di crescita. 
16 - L’ECCELLENTE (MAXIMIZER) - L’eccellenza non è la media ma la sua misura: adora trasformare qualcosa di forte in superbo. E’ un naturale scopritore di talenti. 
17 - IL VISIONARIO (FUTURISTIC) - Ama guardare il futuro e questa immagine lo spinge ad andare avanti. E' un sognatore che vede i dettagli del domani, permettendogli di avere le visioni che gli permettono di andare avanti. 
18 - IL CREATIVO (IDEATION) - Innovativo, creativo e intelligente , le idee lo affascinano. Ama prendere il mondo come tutti lo conosciamo e rigirarlo in modo da vederlo da uno nuovo punto di vista. 
19 - LO STRATEGA (STRATEGY) - Questo modo particolare di pensare gli permette di trovare sempre le strade migliori. Vede soluzioni li dove tutti vedono complessità. 
20 - IL COLLEZIONISTA (INPUT) - E’ un curioso di natura e ama collezionare cosa tangibili, informazioni che immagazzina. E’ un ottimo archivista. 
21 - L’INTELLETTUALE (INTELLECTION) - Ama pensare, ragionare sulle cose: il piacere gli deriva dall’esercitare i suoi muscoli mentali. Ama stare da solo per andare in introspezione porsi le domande e darsi le risposte. 
22 - LO STUDIOSO (LEARNER) - Ama imparare, è il processo di apprendimento che lo interessa e non il risultato in termini di diploma o riconoscimenti. 
23 - IL CONNESSO (CONNECTEDNESS) - Crede che niente succede per caso nella vita, e che ogni cosa è collegata. Ha valori che lo guidano in ogni decisione. 
24 - IL DIFFERENZIATORE (INDIVIDUALIZATION) - Il tema lo guida ad essere intrigato dalle qualità uniche di ogni persona. Non gli piacciono le generalizzazioni perché non vuole oscurare ciò che è speciale e distinto di ognuno, mentre si focalizza sulle differenze negli individui. 
25 - IL RISERVATO (DELIBERATIVE) – Attento, vigile e riservato, sa che il mondo è imprevedibile. Sa evidenziare i rischi delle situazioni. 
26 - L’ACCOGLIENTE (INCLUDER) – Vuole sempre includere le persone per farle sentire nel gruppo. Non gli piacciono i gruppi esclusivi, tende ad evitarli. Vuole espandere il gruppo affinché tante persone possano beneficiare del suo supporto. Odia la vista di qualcuno che canta fuori dal coro. 
27 – IL SOLUTORE (RESTORATIVE) - Risolve i problemi, laddove gli altri si scoraggiano di fronte ai problemi lui si sente energizzato. Gli piace analizzare i sintomi, identificare ciò che è sbagliato e identificare le soluzioni. Gli piace riportare in vita le cose o le situazioni. 
28 - IL SICURO IN SE’ (SELF ASSURANCE) - Convinto che si risolleverà sempre, la critica non colpisce, la sua sicurezza e la fiducia in se stesso. Assomiglia al gatto che cade sempre in piedi. 
29 - IL CONTESTUALIZZATORE (CONTEST) - Ama guardare il passato per spiegare il presente. Per prendere decisioni ha bisogno di guardare indietro per capire la struttura di ciò che c’è sotto. 
30 - IL SISTEMATICO (DISCIPLINE) - Ama avere un mondo prevedibile e ordinato, quindi impone una struttura nel quale muoversi. E’ focalizzato nelle tempistiche e scadenze, è molto preciso. Vuole routine e strutture che gli permettano di mantenere il controllo sugli eventi. 
31 – IL COLLEGATORE (RELATOR) – Ama andare verso persone che già conosce per andare in profondità nelle relazioni, scrutare il dettaglio e capire tutto fino in fondo. 
32 – IL SIGNIFICATIVO (SIGNIFICANCE) – Vuole essere riconosciuto a tutti i costi, vuole essere ascoltato e apprezzato. Gli piace essere ammirato per il suo successo. E’ molto indipendente, perché vuole avere libertà d’azione. Su qualunque cosa si focalizzi, andrà verso l’alto fuori dalla mediocrità. 
33 – IL CREDENTE (BELIEF) - Ha dei forti valori, molto radicati: generalmente questo talento porta ad essere una persona con un credo molto radicato. 
34 - L’EQUO - L’equilibrio è importante, vuole che le persone siano trattate tutte allo stesso modo, ci deve essere parità di trattamento. Gli piacciono quindi le regole chiare e fare in modo che siano applicate: in questo modo tutto è prevedibile e imparziale. 

martedì 22 luglio 2014

Diversity e Generation Management, ovvero Nuovi Modelli di Gestione Aziendale



di Filippo Poli 
http://www.smartweek.it/diversity-e-generation-management-ovvero-nuovi-modelli-di-gestione-aziendale/ 


   In contesti economico-aziendali sempre più articolati, dove la capacità di gestione della complessità quotidiana diventa indispensabile, tendono ad emergere nuove strategie e declinazioni della funzione management
   Le scienze manageriali evolvono in direzioni un tempo trascurate e abbracciano moderne aree di responsabilità sempre più critiche. 
   In tale contesto va ricondotta la riflessione sul cosiddetto diversity and generation management, ovvero quell’insieme di attività gestionali che mira a valorizzare le differenze caratterizzanti i dipendenti di un’azienda. 
   Come sottolineano esperti e consulenti del BCG (Boston Consulting Group) nel paper intitolato Creating People Advantageglobalizzazione e mutamenti demografici hanno accresciuto l’attenzione rivolta al tema delle differenze, siano esse legate all’età, alla cultura, alla religione o al genere. Un’attenzione di cui i responsabili della funzione Risorse Umane di un’azienda debbono farsi carico. 
   La piena comprensione del carattere strategico da riconoscere al diversity management, tuttavia, sembra fare difetto in molte imprese. Ecco dunque che il BCG propone un elenco di leve e strumenti sfruttabili, per rendere le caratteristiche differenziali del personale una fonte di vantaggio competitivo. 
   Innanzitutto viene riconosciuta la strategicità dell’investimento nella formazione del personale senior (quello con un’anzianità di servizio maggiore), dato che le persone vivranno più a lungo e che le imprese dovranno rispondere alla carenza di competenze e talenti reclutabili sul mercato del lavoro. 
   Detto dei dipendenti con più esperienza, anche l’attenzione verso i lavoratori più giovani non può essere trascurata; in questo caso la necessità è quella di promuoverne il ruolo attivo all’interno dell’organizzazione, con la proposta di iniziative che tengano conto della loro sensibilità e delle loro idee. 
   Altra pratica citata nel documento di ricerca considerato è la creazione di uno spirito di collaborazione all’interno dell’impresa. Questo grazie alla promozione di attività di gruppo (team working), in cui la multiculturalità rappresenta un valore aggiunto. 
   Nel tentativo di riconoscere con più precisione le mosse che guidano il successo delle iniziative fondate sul concetto di diversità, il BCG ha condotto una serie di interviste con circa 100 responsabili della gestione delle risorse umane in 44 imprese internazionali. 
 Da queste è emerso che diversity management non significa trattamento preferenziale per donne o minoranze, bensì assunzione e promozione dei lavoratori migliori sulla base di processi valutativi aperti e trasparenti (emerge dunque come disfunzionale o inappropriato il ricorso al sistema delle quote). 
   Infine, altri due aspetti rimarcati concernono da un lato la necessità per i manager di ragionare secondo il metodo ‘talk the walk’, ovvero fare ciò che dicono e dire ciò che fanno: solo così potranno rendere credibili le iniziative approntate sul piano della valorizzazione delle differenze interne all’impresa. Dall’altro viene evidenziato come tale valorizzazione non sia l’obiettivo ultimo, ma un mezzo per far emergere nuove prospettive e punti di vista rispetto al modo in cui un’impresa o una sua unità di business operano tradizionalmente.